Il disturbo bipolare

Quanto segue è frutto di un "saccheggio" dagli opuscoli "I colori dell'animo" elaborati dal dipartimento Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta a cui va il nostro più sentito ringraziamento.

CHE COSA É IL DISTURBO BIPOLARE

Il  disturbo bipolare, a suo tempo definito psicosi maniaco-depressiva, è caratterizzato da oscillazioni dell’umore verso l’alto (maniacalità) o verso il basso (depressione), che rappresentano i due “poli” del disturbo.

I periodi di mania e i periodi di depressione sono alternati gli uni agli altri secondo ritmi estremamente variabili e con caratteristiche tipiche di ogni individuo affetto da tale disturbo; talvoltagiungono a sovrapporsi originandodegli “stati misti”, nei quali elementi tipici delle fasi maniacali o ipomaniacali si mescolano ad elementi tipici delle fasi depressive.

Vi possono essere persone che presentano, durante tutto l’arco della vita, solo pochi episodi depressivi e maniacali ed invece persone con frequenze decisamentepiù alte, al limite anche con  più episodi per ogni singolo anno.

Nelle fasi intermedie fra un episodio e l’altro l’individuo appare perfettamente in grado di svolgere le sue attività quotidiane, la propria vita sociale, le proprie occupazioni e non si riscontrano alterazioni, modificazioni o danneggiamenti della personalità e/o delle prestazioni.

FREQUENZA ED ETÀ DI INSORGENZA

Nella popolazione generale circa 1 persona su 200 è affetta da disturbo bipolare, senza grandi differenze fra uomini e donne.

Di norma il primo episodio compare intorno ai 20 anni, ma sono riconosciuti esordi più precoci ancora; per tali motivi particolare attenzione va posta nei confronti degli adolescenti, nei quali fenomeni come abuso di sostanze, alterazioni del comportamento, eccessiva irritabilità e/o gravi problemi scolastici possono in realtà mascherare un esordio di disturbo bipolare.

D’altro canto non è raro riscontrare esordi molto più tardivi, specialmente verso i 40-50 anni ed anche oltre.

ASPETTI CLINICI E MANIFESTAZIONI

Come già detto in precedenza il disturbo bipolare è caratterizzato da un’alternanza estremamente variabile come tempi, ritmi ed intensità, di fasi depressive e di fasi maniacali.

Nelle fasi depressive i sintomi sono sovrapponibili a quelli che compaiono nelle depressioni, con senso di tristezza e di vuoto, sentimenti di sfiducia, di autosvalutazione, di incapacità ad agire e a reagire.

Sono inoltre presenti perdita di interessi, lentezza nel pensare e nell’agire, perdita diappetito e di peso, difficoltà di concentrazione e di memoria, alterazioni del ritmo del sonno.

(Per ulteriori elementi vedi la voce depressione).

Nelle fasi maniacali i sintomi  appaiono diametralmente opposti a quelli che ritroviamo nelle fasi depressive. L’umore appare elevato, allegro, euforico anche se, molto spesso, instabile; vi sono idee di grandezza ed eccessiva autostima o ipervalorizzazione di sé.

Il comportamento è caratterizzato da agitazione, irrequietezza, iperattività, fino a poter giungere ad uno stato caotico o di confusione non finalizzati (affaccendamento).

Il soggetto tende a parlare molto (logorrea) anche come conseguenza di una eccessiva produzione di idee o di pensieri (ideorrea).

Nei casi più gravi il discorso può divenire incomprensibile per una sovrapposizione di parole non legate, apparentemente, da un filo logico (insalata di parole): tale condizione è invece causata dal fatto che i pensieri corrono così veloci che le parole non riescono a stargli dietro.

Vi è un aumento degli interessi e della voglia di fare, si prendonomolte iniziative senza magari portarle poi a termine.

Le capacità di critica e di logica sono ridotte per cui tutto sembra facile e possibile e il malato può compiere, a seguito di ciò, gravi errori di valutazione compiendo acquisti, vendite o investimenti sbagliati, a volte con gravi danni per il proprio patrimonio.

Possono ancora comparire disinibizione sessuale, giocosità verbale, comportamenti bizzarri o insoliti, diminuzione del sonno fino ad una insonnia totale.

Negli stati “misti” possono essere presenti, contemporaneamente, sintomi depressivi e sintomi maniacali: ad esempio si possono esprimere piangendo contenuti allegri del pensiero o viceversa esternare, ridendo, pensieri molto tristi.

Le fasi intervallari fra un episodio e l’altro rappresentano una condizione di perfetta normalità nella quale l’individuo non presenta alcun segno problematico o di scompenso e la sua funzionalità e le sue capacità sono perfettamente integre.

L’alternanza delle fasi è estremamente variabile da caso a caso e la successione depressionemania non ha regole precise; attualmente si tende a differenziare il disturbo bipolare in “disturbo bipolare a cicli lenti” o “a cicli rapidi” in relazione alla rapidità con cui le singole fasi si succedono l’una all’altra: in quello a cicli rapidi le fasi sono molto ravvicinate (a volte addirittura si susseguono l’una all’altra senza quasi soluzione di continuità) mentre in quello a cicli lenti gli intervalli liberi a volte possono durare anche anni.

LE CAUSE

Sicuramente le cause del disturbo bipolare sono molteplici.

Innanzi tutto si riconosce una predisposizione genetica a seguito della quale l’individuo presenta una maggior facilità ad ammalarsi di questo disturbo; su tale “predisposizione” fattori ambientali, organici e/o psicosociali agiscono in maniera da far emergere (slatentizzare) il disturbo.

Questi fattori sembrano avere un ruolo di primaria importanza soprattutto nello scatenare i primi episodi e nel condizionare l’evoluzione nel tempo della malattia.

Sintomi di tipo maniacale si possono riscontrare, in corso di malattie organiche, anche in persone non affette da disturbo bipolare.

In particolare vanno tenuti presenti:

- uso di farmaci quali antidepressivi, cortisonici, antiepilettici, broncodilatatori, etc.;

- uso di sostanze quali alcool, allucinogeni, etc;

- alterazioni metaboliche quali ipertiroidismo, stati post-operatori, stati post-infettivi;

- condizioni organiche quali epilessia, tumori e metastasi cerebrali (specie se a localizzazione frontale), sclerosi multipla, occasionalmente demenze, etc.

In questi casi è di importanza fondamentale una corretta diagnosi differenziale.

LE TERAPIE

Nel disturbo bipolare gli interventi terapeutici possono essere molteplici e, come spesso avviene, la precocità dell’intervento e l’utilizzo di più presidi terapeutici in contemporanea porta i migliori risultati.

Sul piano psicofarmacologico, oltre all’utilizzo dei farmaci specifici a seconda del tipo di scompenso (antidepressivi se lo scompenso è di tipo depressivo e neurolettici se lo star male è di tipo maniacale), un valido presidio è rappresentato dagli “stabilizzatori dell’umore”: farmaci che hanno come scopo principale quello di mantenere il tono dell’umore su un piano di stabilità, evitando gli scompensi sia verso l’alto (fase maniacale) che verso il basso (fase depressiva).

Tra gli stabilizzatori sono da ricordare il Carbonato di litio e alcuni farmaci anticonvulsivanti (carbamazepina, oxacarbazepina, valproato, etc); recentemente si sta osservando sempre più l’efficacia e quindi l’utilizzo dei nuovi farmaci neurolettici atipici (olanzapina, quetiapina e risperidone).

Alla terapia psicofarmacologica è sempre utile associare trattamenti psicoterapici di sostegno sia individuali che di gruppo o familiari.

Importante infine, specie nei casi più complessi, il crearsi di una rete di sostegno fra équipe psichiatrica, famigliari, medico di base ed altri operatori socio-sanitari.

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