Sarebbe bello poter dare qualche buona notizia....

invece purtroppo anche questa volta dobbiamo riportare una notizia non buona (pubblicata da ANSA): i centri di salute mentale risultano al 73% inefficace di fronte alla richiesta di aiuto di una mamma disperata per un'emergenza che sta sconvolgendo la vita del figlio.

E' quanto denuncia una ricerca condotta da Renzo De Stefani, direttore del Dipartimento di Salute Mentale della Provincia di Trento e referente nazionale del movimento "Le Parole ritrovate".

L'indagine, denominata 'buone pratiche', è stata svolta telefonicamente nel marzo 2016 e ha riguardato 51 CSM italiani.

Lo scopo è stato quello di valutare la risposta dell'operatore telefonico del CSM a una segnalazione di crisi di un genitore.

Questa la situazione 'tipo' presentata: "Sono la mamma di Giovanni. Giovanni è il nostro secondogenito, ha 22 anni e frequenta l'università di legge. Non ha mai avuto problemi particolari, salvo un po' di timidezza e una scarsa frequentazioni di amici e amiche. Non crediamo abbia una ragazza perché con noi parla poco. Da 2 giorni si è chiuso in camera sua. Non ci apre. Non ci risponde quando gli parliamo. Non accetta il cibo perché non apre la porta. Forse di notte esce dalla stanza e prende qualcosa in frigorifero. Lo sentiamo ogni tanto parlare a voce alta come se avesse un dialogo con qualcuno che è in stanza con lui. Non riusciamo a capire cosa dica perché la voce si alza e si abbassa e i contenuti sono confusi. Siamo molto preoccupati. Cosa dobbiamo fare? Potete venire a visitarlo?"

Dai dati emerge che solo il 27% conduce un'azione attiva a fronte del 73% passiva.

Per azione passiva si intende: madre consigliata a rivolgersi al medico di medicina generale, madre invitata a portare il figlio direttamente al Csm, madre invitata a portare il figlio al pronto soccorso.

Per azioni attive si intende: disponibilità ad un colloquio con i genitori al CSM, disponibilità a parlare telefonicamente con il figlio o disponibilità ad effettuare una visita domiciliare. Dall'indagine emerge anche che il tempo dedicato dall'operatore alla madre è per il 53% inferiore ai 5 minuti.

"Come si ricava chiaramente dalle risposte fornite - afferma il dott. De Stefani - la maggior parte dei CSM, che devono essere il punto di riferimento per tutte le richieste che riguardano situazioni di crisi di un territorio, si sottraggono a interventi attivi nascondendosi dietro rifiuti di vario genere, di cui alcuni davvero incredibili per non dire peggio.

Alcuni hanno addirittura consigliato alla madre di chiamare il 112 o il 113: questo non fa onore a quello che in tanti vorremmo vedere fare dai servizi di salute mentale italiana".

Sempre sullo stesso argomento, riportiamo qui il commento (fonte ANSA) all'indagine svolta dal professor De Stefani:

La Legge Basaglia si rinnova. Un viaggio dalla vecchia alla nuova psichiatria nell'Italia che cambia

Molti italiani pensano che la Legge Basaglia oltre che chiudere i manicomi (cosa più che giusta visto che erano lager e non luoghi di cura) abbia definito con chiarezza e puntigliosità cosa si doveva fare per garantire sul ‘territorio’ cure appropriate ai malati e sostegno ai loro famigliari e organizzare quei Dipartimenti di salute mentale che ne dovevano costituire l’assetto organizzativo. In realtà la legge 180/Basaglia era una legge ‘quadro’ e si limitava a dire che, chiusi i manicomi, le cure andavano fatte sul territorio. Il come e da parte di chi era evidentemente demandato a successive leggi nazionali e regionali. Peccato che siano dovuti passare 20 anni per avere un provvedimento legislativo che desse vita ai Dipartimenti di salute mentale e ne spiegasse la missione e il funzionamento. Inevitabile che in quel buco di 20 anni sia successo di tutto, nel bene e nel male.

Ogni realtà locale si ‘inventò’ la propria strada e nacquero così realtà di eccellenza e altrettante, se non di più, del tutto incapaci di far fronte alla sofferenza di utenti e familiari. E la cosa dura più o meno invariata tutt’ora.  Un esempio è una indagine denuncia realizzata dal dott. Renzo De Stefani, basagliano, direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Trento, da sempre impegnato per l’implementazione di nuove metodologie nella cura delle malattie mentali. Dalla ricerca emerge che la risposta di primo intervento in caso di emergenza psichica da parte di 51 Csm italiani coinvolti, è per il 73% dei casi inefficace. Questo è il motivo fondamentale che spinge al varo di una nuova Legge che stabilisca regole del gioco valide in tutta Italia per garantire quell’equità di trattamenti che la Costituzione, sulla carta, garantisce a tutti i cittadini, ‘matti’ compresi.


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